Economia

Coin, il piano per il rilancio: nuovi brand, arriva il fresco (e interventi nei negozi)

Coin, il piano per il rilancio: nuovi brand, arriva il fresco (e interventi nei negozi)

Il target è la famiglia media italiana. Il modello quello della piattaforma di brand. Il cambio decisivo sarà l’allargamento delle categorie in vendita, mentre le location restano i centri storici delle città. Sono i dettagli della fase esecutiva del piano di rilancio di Coin, entrata nel vivo all’inizio di giugno, con l’annuncio della partnership strategica con il brand spagnolo Mango, che prevede oltre 20 aperture entro fine 2027, a cui si aggiunge un maxi aumento di capitale da 30 milioni di euro. Nel frattempo, prosegue ai tavoli del Mimit il confronto con i sindacati: prossimo appuntamento, il 9 luglio. Quello di Coin, anche per il «peso» del marchio, è uno dei casi più seguiti degli ultimi mesi, tra gli oltre 70 tavoli di crisi (attivi e in monitoraggio) aperti al Mimit, da Electrolux a Beko, da Conbipel a Peg Perego. Coin è nella lista di quelli in monitoraggio, cioè dove l’emergenza è stata superata ma il ministero vigila per verificare il rispetto degli impegni. Al centro ci sono temi come il mantenimento dei livelli di occupazione — dopo la chiusura di alcune sedi storiche, come quelle di Cola di Rienzo a Roma e di Corso Vercelli a Milano —, la sicurezza e la salute dei lavoratori, tutti motivi che hanno guidato lo sciopero nazionale dei lavoratori del gruppo lo scorso 18 giugno.

Intanto il piano di risanamento avanza. «Siamo solo all’inizio», anticipa a L’Economia Matteo Cosmi, il manager romagnolo, classe 1977, con oltre vent’anni di esperienza in ristrutturazioni finanziarie e operative, che guida la trasformazione della catena di department store da anni in cerca di ossigeno. Approdato in Coin nel 2024, dopo aver risanato la bresciana Industrie Saleri, a lui si deve il piano che l’anno scorso ha portato all’ingresso dei nuovi soci, (Invitalia, Sagitta ed Eccellenze italiane di Marco Marchi, patron di Liu Jo) e la sottoscrizione degli accordi di ristrutturazione degli oltre 400 milioni di debiti del gruppo, una delle insegne simbolo del retail italiano. Oggi Coin conta oltre cento negozi (tra Coin e CoinCasa, tra Italia ed estero) e 1300 dipendenti.

Cosmi, da cosa siete partiti ?
«Dal brand stesso, che quest’anno compie 110 anni. È un marchio storico, riconosciuto e apprezzato dal pubblico: se non fosse così, Invitalia non vi avrebbe investito. Ora la media dei visitatori nei nostri top store è di circa 16 milioni: rispetto al passato sono pochi ma nella situazione attuale sono un’ottima base da cui ripartire».
Cosa cambierà?
«Prima eravamo un retailer, ora diventiamo un “portfolio manager” che seleziona brand di qualità e di una determinata fascia di prezzo. Mango è il primo, firmeremo con un altro marchio importante entro fine estate. Cambia anche il fatto che non saranno più corner: ai brand offriamo spazi molto ampi, saranno dei veri e propri negozi nel negozio».
Qual è la fascia di prezzo scelta?
«Il nostro cliente di riferimento è la famiglia. Oggi una famiglia media italiana ha un reddito tra 2.800 e i 4 mila euro al mese e spende fino al 30% in consumi non primari. Per questo la nostra offerta sarà con prodotti dai 30 ai 300 euro. Posizioniamo Coin nella vita reale, allargando anche le categorie di prodotti, dal benessere alla cura delle persone, alla tecnologia, al pet e alimentare. Il mio obiettivo è che le persone entrino in Coin quasi tutti i giorni, ad esempio, per acquistare il fresco».
Il modello è replicabile?
«Sì, ai nuovi brand che entrano in Coin proporremo un’offerta a rete, ci andremo a posizionare neil cuore delle città con più di 80 mila abitanti. Possiamo avere un ruolo anche nella rivitalizzazione dei centri storici dialogando con le istituzioni. Partiremo proprio dagli eventi locali, con i nuovi marchi, per far conoscere il nuovo Coin».
Quando il ritorno all’utile?

«L’utile del 2025 sarà già positivo, per effetto dello stralcio dei debiti. Abbiamo rinegoziato 450 accordi individuali che coprono oltre il 60% del totale del debito. Tutti saranno ripagati in cinque anni, per il 12-20% della cifra. Il “vero” Ebidta positivo lo prevedo nel 2027».
Dalle chiusure del 2025 a quelle recenti di Roma (Cola di Rienzo) e Milano (corso Vercelli). Poi si parla di alcune relocation, come a Piacenza: come cambierà la mappa dei negozi?
«Non faremo altre chiusure oltre a quelle previste in piano. A Verona stiamo ancora dialogando con la proprietà. Le chiusure sono dettate dal fatto che non si sono raggiunti accordi con le proprietà, non perché i negozi fossero in location sbagliate. Il tema è trovare il punto di equilibrio tra ingressi e sostenibilità economiche degli spazi. In generale c’è molta attenzione alle location. A Roma e Milano ne stiamo cercando di nuove».
Nelle due città sono circa cento i dipendenti coinvolti. Il 18 giugno i lavoratori hanno scioperato.
«Offriamo opportunità di ricollocamento interno rendendo disponibili tutte le posizioni vacanti e gli accordi relativi alla Cigs sono stati sottoscritti al Ministero del Lavoro e pienamente applicati. La sottoscrizione di un aumento di capitale fino a 30 milioni di euro da parte dei soci entro giugno 2027, di cui oltre la metà nel 2026, è un segno tangibile della fiducia e sostegno al progetto di trasformazione aziendale e verrà in misura rilevante destinato a interventi di rinnovamento e riqualificazione dei negozi, che per l’azienda sono una priorità assoluta».
L’aumento era in piano?

«No, ma arriva anche come conseguenza dell’impegno dei nuovi brand. Mango investirà poco meno di 20 milioni di euro, una cifra simile anche l’altro nuovo marchio. Noi abbiamo dato un segnale importante: le risorse saranno destinate al rinnovamento degli store sull’intera rete nazionale e all’accelerazione della trasformazione digitale dell’azienda. Il sito diventerà una vetrina del negozio fisico».
Come va CoinCasa?
«La casa è l’unica categoria che produciamo e continueremo a farlo. Nel 2025 pesa per 65 milioni su un giro d’affari totale di 213 milioni. Diventerà una società autonoma, con management e budget propri, detenuta al 100%. In piano abbiamo 80 aperture entro il 2029, anche all’estero, dove vogliamo crescere».

29 giu 2026 | 12:51

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